Bossi e il giustizialismo demagogico

Le vistose oscillazioni di Umberto Bossi sull’autorizzazione all’arresto di Alfonso Papa sono l’espressione di una difficoltà politica reale. Il leader della Lega sente il mutamento dello spirito pubblico, che è spinto a cercare le responsabilità della crisi economica e del blocco della promozione sociale che ne consegue nella “casta” politica e nei suoi privilegi, veri e presunti. E’ da sempre un riflesso condizionato della psicologia popolare la ricerca del capro espiatorio. Leggi la situazione politica in breve - Leggi Di che cosa è accusato Alfonso Papa?
15 AGO 20
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Mandare in galera un deputato può sembrare il modo di soddisfare questa sete di giustizia mal orientata ma profondamente sentita. Può sembrare, ma non è. L’ingenuo giustizialismo popolare, di cui Bossi sente e probabilmente condivide la pressione, nella situazione attuale diventa strumento di un altro giustizialismo, organizzato nel partito delle procure e legato a un disegno politico elitario che ha come obiettivo quello di delegittimare la sovranità popolare, cioè la democrazia. Fornire una base di massa, seppure spesso involontariamente e solo per inseguire ipotetici vantaggi elettoralistici, a questo disegno destabilizzante, è un errore che già ha commesso la sinistra, che così si è resa subalterna. La Lega, che pure ha tratto all’origine forza dalla decapitazione giustizialista della Prima Repubblica, ha saputo superare la fase dell’esposizione macabra del cappio in Parlamento. Ha identificato i punti critici del sistema istituzionale, è diventata un motore del cambiamento riformista in nome del federalismo. E’ comprensibile che, in una fase di acute difficoltà, si faccia strada la tentazione di un “ritorno alle origini”, ma da quel tempo tanta acqua è passata sotto i ponti, e una scelta di questo genere apparirebbe per quello che è: caudataria e regressiva.
Alla pressione e all’insoddisfazione popolare bisogna rispondere ma senza semplificazioni paradossali. Nella difesa dall’attacco dei mercati è ragionevole immettere un tasso maggiore di semplificazione e di sobrietà della politica, pur sapendo che per dimensioni effettive non è lì la soluzione. E’ anche ragionevole guardare con occhio critico comportamenti personali collusivi, ma mettere in carcere un deputato è come bruciare un forno contro la carestia, aggrava il problema anziché risolverlo.